Vino: bianco o rosso?

“Per molti mali è una buona medicina, lo sciroppo che vien dalla cantina”. La saggezza popolare aveva anticipato di secoli quello che la medicina ufficiale ha riconosciuto solo in tempi recenti: il vino, nelle giuste dosi, fa bene alla salute. Ma è meglio il rosso o il bianco e quanto se ne può bere?

Le tracce più antiche della coltivazione della vite e della produzione di vino risalgono a ben 7000 anni prima di Cristo. Altrettanto antiche sono le virtù benefiche attribuite a questa bevanda: più di 2500 anni fa Ippocrate, uno dei padri fondatori della medicina, asseriva che “il vino è una cosa straordinariamente appropriata all’uomo se, nella salute come nella malattia, si amministra con giudizio e giusta misura, secondo la costituzione di ognuno”. Del resto, che il vino avesse delle proprietà salutari, lo ha sempre sostenuto anche la saggezza popolare (il vino fa buon sangue) e pare che proprio l’ultima ad ammetterlo sia stata la medicina ufficiale, che ne ha riconosciuto le proprietà benefiche solo nell’ultimo secolo. Il “paradosso francese”, secondo il quale, osservando le abitudini alimentari delle diverse popolazioni, si è constatato che proprio tra i maggiori consumatori di vino (i francesi, appunto) l’incidenza delle morti per malattie cardiovascolari è di molto inferiore (nonostante la dieta ricca di grassi), risale infatti solo alla fine degli anni ottanta. Se è fuor di dubbio che un consumo moderato di vino rosso faccia bene alla salute, poco si sa sugli effetti di quello bianco.
Se è infatti ormai noto che i rossi concentrano in sé il resveratrolo (un prezioso antiossidante) i bianchi hanno dimostrato di essere ricchi di altre sostanze, quali il tirosolo e l’acido caffeico, anch’esse con effetti benefici sulla salute.

Le virtù del rosso
I polifenoli (come le catechine, il resveratrolo e la quercitina), contenuti in maggioranza nel vino rosso, esercitano un’azione antiossidante, riducendo così la formazione dei famosi radicali liberi, responsabili di innumerevoli patologie. In particolare il resveratrolo si è dimostrato particolarmente efficace nel ritardare l’insorgenza di tumore nei ratti e, alcune ricerche, condotte presso l’Università di Chicago, hanno messo in luce l’attività di inibizione che questa sostanza ha dimostrato nei confronti di alcuni enzimi (proteinchinasi) coinvolti nello sviluppo di un particolare tumore, l’adenoma prostatico. I polifenoli svolgono anche un’importante funzione antitrombotica, perché contribuiscono alla diminuzione dell’aggregazione piastrinica (e quindi impediscono la formazione di coauguli -trombi-) e diminuiscono la produzione, da parte delle pareti dei vasi sanguigni, di alcune sostanze che favoriscono la coesione delle placche aterosclerotiche. Infine, l’azione cardioprotettrice è svolta anche a carico di alcuni organelli cellulari, i mitocondri, la cui attività respiratoria viene modificata, conferendo al cuore una maggiore resistenza in caso di ischemia.
Le sopracitate proteinchinasi, in particolare le ERK, sono anche strettamente correlate con alcune funzioni importanti dell’apprendimento e della memoria: in dosi minime, il resveratrolo ne aumenterebbe i livelli, aiutando a prevenire alcune malattie degenerative, quali il morbo di Alzheimer, in cui queste funzioni sono seriamente compromesse.

Il vino bianco
Secondo lo studio scientifico, condotto dal Dipartimento di Anatomia dell'Università di Milano e da quello di Neuroscienze dell'Università di Pisa. il tirosolo e l’acido caffeico, presenti nei vini bianchi (ma anche nell’olio extravergine di oliva), hanno invece un effetto benefico in alcune malattie infiammatorie croniche, come l’artrite reumatoide, poiché riescono a modulare la quantità e la qualità di determinate sostanze (le citochine) responsabili della trasmissione di segnali cellulari che scatenano la risposta infiammatoria. Sembra che tali sostanze abbiano un ruolo positivo anche nei confronti dell’osteoporosi a patto che, in entrambi i casi, la loro concentrazione sia bassa. Infatti, da delle prove effettuate sul sangue umano si è visto che sia il tirosolo che l’acido caffeico vedono annullarsi il loro effetto benefico se presenti in dosi elevate.
Recentemente è stata condotta una ricerca volta a verificare se anche nei vini bianchi del Veneto fossero presenti le proprietà protettive sulla salute umana riscontrate nei vini rossi. A questo scopo è stato scelto un campione di 22 volontari (6 femmine e 16 maschi), di età compresa tra i 20 ed i 55 anni, normopeso, non fumatori ed esenti da patologie significative. Dopo un periodo di 15 giorni in cui i soggetti non avevano assunto alcol, è stato effettuato un prelievo di sangue; in seguito, per ulteriori 15 giorni, i componenti del gruppo hanno consumato, come unica bevanda alcolica, del vino bianco Prosecco (da due a quattro bicchieri giornalieri), mantenendo invariato il proprio stile di vita. Al termine di questo periodo, è stato effettuato un secondo prelievo, per confrontare alcuni parametri indicanti lo stato di salute delle pareti dei vasi sanguigni (le selectine), ed altri coinvolti nel processo di arteriosclerosi (colesterolo e trigliceridi) o aventi funzioni cardioprotettive (il tPA).
Il confronto tra questi parametri ha evidenziato una significativa diminuzione del livello dei trigliceridi ed un aumento del valore del colesterolo “buono”(HDL), che svolge una notevole forma di difesa da parte dell’organismo nei confronti dell’arteriosclerosi. E’ stato inoltre riscontrato anche un aumento significativo del valore del tPA, che svolge un ruolo attivo nei confronti della trombosi, sciogliendo i coaguli man mano che si formano.
Infine, per quanto riguarda l’integrità delle pareti dei vasi sanguigni, non si è rilevata alcuna variazione significativa del livello di selectine, evidenziando così che il moderato consumo regolare di vino non ha compromesso le pareti dei vasi sanguigni.

Bianco o Rosso?
A questo punto, esaminate le caratteristiche salienti dei due tipi di vino, la domanda è: qual è il migliore? La scelta si può tranquillamente fare in funzione dei gusti di ciascuno: è indubbio infatti che un consumo moderato dell’uno o dell’altro, non potrà che portare benefici al nostro organismo. Ma cosa si intende esattamente con “consumo moderato”?
Secondo le stime dei nutrizionisti, la quantità massima di alcol (compresi aperitivi, digestivi e superalcolici) che l’uomo può utilizzare e trasformare è di circa 100 mg per Kg di peso corporeo all’ora: per un uomo del peso di 70 Kg questo equivale a 7 g di alcol all’ora, quantità che scende a 5 g per una donna del peso di 50 Kg. Questi quantitativi sono pari a circa tre quarti di litro di vino giornalieri per un uomo e a mezzo litro per una donna. Tutto questo, ovviamente, in funzione della gradazione alcolica del vino ed dell’età, dello stato di salute e delle condizioni fisiche del consumatore. Il vino infatti andrebbe sempre consumato immediatamente prima o durante i pasti, poiché la sua velocità di assorbimento varia notevolmente a seconda dello stato fisiologico: a stomaco vuoto, 15-30 minuti sono sufficienti affinché l’alcol ingerito passi nel circolo sanguigno. Qual è, quindi, la dose giusta? Ricordando che resveratrolo, acido caffeico e tirosolo espletano la loro funzione benefica solo se presenti a bassi livelli, la dose di vino consigliata è di un bicchiere e mezzo di vino, bianco o rosso, a pasto (quindi tre al giorno) per l’uomo. La donna, che ha una capacità di metabolizzare l’alcol inferiore a quella maschile, può consumare invece un bicchiere a pasto, per un totale di due bicchieri giornalieri. A questi livelli, i polifenoli e le antocianine del vino riescono ad espletare al meglio le loro funzioni, senza che vi siano danni per cervello e fegato legati al consumo eccessivo di alcol. Va ricordato inoltre che, la soglia di pericolosità per i consumatori abituali di vino, è di circa un litro al giorno.
In conclusione, purché non si ecceda, il consumo di vino, bianco o rosso che sia, si rivela essere un valido alleato per il nostro organismo, in particolar modo se associato alla dieta mediterranea e ad una regolare attività fisica.

Il vino e la dieta

Sarebbe assolutamente sconsigliato eliminare il vino dalla dieta di chi vuole perdere peso. Secondo Pietro Migliaccio, ricercatore all’Istituto Nazionale della Nutrizione, in una regime dimagrante, se ne possono bere da mezzo a due bicchieri al giorno, preferibilmente di rosso, durante i pasti e preferibilmente a cena.